Senza tempo

Non ho più
caverna nemmeno fame,
Barcollo
malfermo e a piedi nudi
lungo albe e tramonti
senza meta o intenti.

Sono
ormai sopra il mare aperto
sotto i buchi delle stelle,
le stesse di sempre.
A contarle una ad una,
non più come un tempo.

Tesso
il destino con i ricordi,
fiori profumati,
ormai secchi e logori,
copro la pelle nuda
senza riflettere più
né abisso nè luna.

Non mi curo
più del cielo,
che mi riconosce
e ride di me beffardo,
proseguo assente,
incapace ormai
dei miei sogni eterni.

Arrivo
ancora sulle rive bianche
delle mie lontane isole dolenti,
riconosco interte la sabbia,
infuocata giorno e notte,
sotto la quale un giorno
nascosi,
incatenate al cuore
tutti i miraggi perduti
e le fantasie svanite.

Non cavalco
nemmeno più il tempo,
ascolto ormai sordo,
oblio e silenzi,
e se la vita
sbiadisce i contorni
rimane al davanzale
solo la tua rosa.

Mi parlerà
di te nel tempo,
mi parlerà di sbiaditi istanti,
di quello che non è,
del sole,
che non muore e che rimane,
della notte,
e di tutte le notti dopo di essa.

Mi racconterà
del mio demone infernale,
avvoltoio rovente di tutta una vita,
che brucerà l’ultimo mio istante,
lungo i gangli stremati del cranio
e quelli sfiniti della mente.

E ho sempre saputo,
molto più di te,
che me lo rammenti
sotto la scure di tutti i dolori,
che, per vivere ancora
bisogna solo morire.
Ogni volta.
Ogni maledetta volta.

Attendo senza fretta
e senza tempo,
seduto sulle rive,
che passi il mio cadavere,
per intuire che tutto passa
di fronte alla pace per sempre.

@ilcortomaltese

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