Un uomo strano

Distese di margherite e girasoli

Ogni tanto bussa alla porta.
Un uomo strano, metà vero, metà no.
Posa il suo cappello sul chiodo accanto all’uscio
e si accomoda.
Lo conosco. So chi è.
Tanto tempo fa. Tanto.
Mi fissa, come due vecchi amici ritrovati.
Ha un sorriso che rivedo e riconosco.
Non so se fidarmi ancora.
Eppure è lì, sornione.
E non ha nessuna voglia di andarsene.
“Ci siamo di nuovo..” gli dico,
cercando di girare gli occhi altrove,
per non farmi ammaliare,
per evitare ancora,
perché non ci credo,
nonostante sia lì per me.
“Tu sai perché sono qui…” mi rispose.
E, al contrario di me, cerca i miei occhi,
come a svegliarmi da quel che penso un sogno.
Stavolta lo fissai a lungo e:
“Tu non sei reale…, sei solo una speranza,
un sogno che appare dalla polvere del tempo..”
e incrociavo fiero il suo forte sguardo
senza paura, stavolta senza timore di perdermi.
“Io sono qui, perché mi hai chiamato tu..” replicò.
Il suo sorriso antico, ancestrale,
era lì, ad un passo di vita da me.
il suo tenero, primordiale invito
a lasciarmi andare, a liberarmi dal passato,
a non fuggire, a tentarci ancora,
era chiaramente forte e sincero.
“Cosa mi dici di lei..? “ mi uscì da solo senza volerlo,
“…hai notizie sincere di quegli occhi diamante,
incontrati e ritrovati sul dondolio di un treno,
quel sorriso che sa di tutto il bene del mondo,
tra un dolore e una grande valigia piena di sogni,
quel suo sguardo tenero, delicato e riservato,
quella meraviglia dietro le sue amabili piccole ansie?”
Un pensiero rovesciato su di lui tutto di un fiato,
e lo guardavo, come per implorarlo a darmi il suo assenso.
Volevo dirgli di raccontarle tutto il mio fuoco,
volevo convincerlo di aiutarmi a parlarle.
Volevo che potesse fare qualcosa per sapere di lei,
dei suoi pensieri, dei suoi dolori e delle sue pene.
Ma lui continuava a fissarmi come in uno specchio.
E alla fine sembrava che anche lui
avesse gli occhi verdi.
Non disse una parola in più.
Si alzò dai colori dei suoi strali,
allungò la mano per riprendere il suo cappello.
Si girò verso di me sull’uscio
e per la prima volta dopo tanto tempo,
rividi il suo sorriso d’arcobaleno.
Uscì con l’aria di uno che sa di esserci.
Lo vidi allontanare sul suo vascello di sogno.
Ritornai tra me e i miei pensieri.
Riaprii i miei ricordi, sfogliai tutto in un baleno,
percorsi una vita quanto può essere lunga,
e arrivato all’ultima pagina, quella del presente,
in mezzo ad un fiume di colori e di respiri profumati,
scrissi con un desiderio nel cuore:
“Oggi è ritornato l’Amore, con il suo cappello di fiori,
il suo sorriso d’immenso e la sua libertà di esserci.
Non ha parlato molto, ma ho capito tutto.
A volte non ci sono e non bastano parole,
a volte è il cuore a scandire un’emozione.
Non ha importanza quello che succederà,
Lui sa che quando c’è, non puoi sbagliare.
Farai tutto per il bene e per il buono di Lei.”
Chiusi quel diario di dolori e sogni, davanti a me,
e girai il mio sguardo attraverso la finestra sul mondo.
Distese di margherite e girasoli,
verdi colline di verde sereno,
sullo sfondo di un tramonto rosso e trasparente,
mentre tutt’intorno nei profumi dell’aria,
una brezza di mare finalmente fragrante,
aromatica, odorosa e amica.
E tutto questo, per te, lo devo a te.
E già basta per dipingere il mondo di bello.

ilcortomaltese©

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